giovanniminervini

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nasce a in una città ‘a caso’, bari, sotto il segno dell’acquario.
la sua vita è, infatti, un continuo girovagare in lungo e in largo su e giù per l’italia. tanti luoghi, molti volti, poche amicizie vere, situazioni nuove e sempre diverse, ben poche certezze.
all’età di diciotto anni si lascia alle spalle gli affetti famigliari ed entra nell'accademia militare di modena.
ancora un cambiamento radicale. non l’ultimo.
è qui che sente dentro la necessità di fissare situazioni, persone, luoghi, il suo quotidiano. di fermare i ricordi, di iniziare a mettere ordine nel suo disordine interiore. è questo il momento in cui scopre un potente mezzo per sospendere il tempo e attribuire importanza alle cose, così inizia a fotografare o meglio, come preferisce dire lui, a ricevere fotografie.
le sue prime immagini sono timidi ritratti della vita in accademia, paesaggi della bassa modenese. fotografie che narrano in maniera semplice del legame che lega i luoghi alle persone: miniature di realtà.
in punta di piedi inizia i suoi racconti che non mirano mai a sorprendere quanto piuttosto a sorprendersi, perché la macchina fotografica, dice, diventa l’unico mezzo attraverso il quale riesce ad attestare un’esperienza.
avvicinandomi, con timore, anch’io al mondo della fotografia, tempo fa, gli chiesi cosa fosse per lui la fotografia.
mi rispose senza pensarci un attimo: la fotografia è una cosa semplice. a condizione di avere qualcosa da dire.
…e poi mi parlò di mario giacomelli.

guendalina

foto: salvatore picciuto







abbi cura dei tuoi ricordi perché non puoi viverli di nuovo.
bob dylan









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